“Da una parte c’è il diritto delle future mamme a partorire vicino casa. Dall’altra c’è un sacrosanto tema di sicurezza per le stesse mamme. Tra queste due questioni, restano in mezzo i lavoratori: medici, infermieri e OSS, ai quali va garantita la salvaguardia della professionalità acquisita”. Sono queste le tessere di un mosaico complesso, che il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toìgo prova a ricomporre.
“Da una parte – spiega – c’è l’obbligo di ottemperare al DM 70/2015 dell’allora ministro Beatrice Lorenzin, che stabilisce che i reparti con meno di 500 parti annui non garantiscono standard adeguati e vanno chiusi, mentre la massima sicurezza per mamme e neonati si ha nei centri con oltre 1.000 parti l’anno. Sono gli stessi medici di alcuni sindacati professionali a dire che oggi in Italia ci sono almeno 100 punti nascita sotto la soglia minima, con personale sottoposto a forte stress che, pur facendo il massimo, non ha abbastanza esperienza per affrontare emergenze e complicanze del parto. In Veneto, oltre che qui ad Adria, il tema si pone a Castelfranco Veneto, a Valdagno e Portogruaro. Crediamo che sia necessario agire nel rispetto della legge, anche se è vero che essa prevede eccezioni e deroghe per strutture situate in aree con specifiche, dimostrabili e insuperabili difficoltà orografiche o geografiche. Ma la sicurezza deve venire prima di tutto, anche per le mamme alla vigilia di un parto”.
Toìgo lancia dunque una proposta: “Parliamo spesso di inverno demografico, la popolazione invecchia e non si fanno più figli. È naturale che in alcune aree i punti nascita non raggiungano la soglia minima di sicurezza. Più che alle deroghe, pensiamo a far partorire le donne in strutture con una casistica congrua e ragioniamo, insieme alla Regione, su un ridisegno dei punti nascita che copra bene il territorio, tenendo nella giusta considerazione le professionalità del personale sanitario, il cui lavoro continua ad essere prezioso e da valorizzare”.

