Basta aggressioni verbali e fisiche al personale sanitario veneto. L’azione proposta da Uil Veneto e Uil Fp Veneto

Roberto Toigo (segretario generale di Uil Veneto) e Stefano Gottardi (segretario regionale Uil Fp Veneto) hanno scritto recentemente all’assessore regionale alla sanità, Gino Gerosa, per sottoporre alla sua attenzione il tema della sicurezza del personale sanitario e socio-sanitario impegnato nei Pronto Soccorso e, più in generale, nei servizi maggiormente esposti al contatto diretto con l’utenza.

“Il tema delle aggressioni, delle minacce e delle situazioni di tensione nei luoghi di cura – si legge nella lettera – impone risposte concrete, proporzionate e tempestive. In questo quadro, riteniamo necessario affrontare con urgenza anche il problema dell’esposizione personale degli operatori attraverso l’indicazione di nome e cognome sulle divise di servizio. Gli operatori devono certamente essere identificabili nei modi corretti, nel rispetto della trasparenza, della responsabilità professionale e del diritto dei cittadini a segnalare eventuali comportamenti ritenuti non adeguati. Tuttavia, tale esigenza non può tradursi in una esposizione diretta e non necessaria della persona, soprattutto in un contesto in cui episodi di violenza verbale, minacce, aggressioni e intimidazioni risultano sempre più frequenti”.

“Oggi – hanno evidenziato nella lettera – la presenza di nome e cognome sulle divise può trasformarsi in un elemento di vulnerabilità. Attraverso quei dati, infatti, un operatore può essere facilmente rintracciato anche al di fuori del luogo di lavoro, compresi i canali social, con possibili conseguenze sulla sua sicurezza personale, sulla sua serenità familiare e sulla libertà di svolgere il proprio lavoro senza timori o condizionamenti. Per queste ragioni chiediamo alla Regione del Veneto di valutare l’adozione di un indirizzo regionale uniforme rivolto alle Aziende sanitarie e ospedaliere, prevedendo la sostituzione di nome e cognome sulle divise con un codice identificativo individuale. Tale soluzione consentirebbe di garantire pienamente l’identificabilità dell’operatore da parte dell’Amministrazione e degli organi competenti, permettendo al cittadino di presentare eventuali segnalazioni o reclami attraverso procedure tracciabili e corrette, senza però esporre il lavoratore a rischi personali evitabili. La richiesta non intende in alcun modo ridurre la trasparenza del rapporto tra cittadino e servizio sanitario. Al contrario, mira a costruire un equilibrio più giusto tra diritto alla segnalazione, tutela dell’utenza, responsabilità professionale e protezione della persona che lavora”.

Infine hanno ribadito che “la sicurezza nei luoghi di cura è una condizione indispensabile per garantire dignità al lavoro degli operatori sanitari e qualità del servizio ai cittadini. Difendere chi lavora nei Pronto Soccorso significa difendere l’intero sistema sanitario pubblico”.

Tramite la lettera Uil Veneto e Uil Fp Veneto hanno chiesto all’assessore Gerosa di intervenire per attivare uno specifico confronto su questo punto anche per fornire indicazioni regionali omogenee, in modo da evitare soluzioni frammentate tra le diverse Aziende e per assicurare pari tutela a tutto il personale del Servizio Sanitario Regionale.