“Quando il lavoro sfocia nella cronaca nera, c’è qualcosa che non va. La morte di un muratore moldavo – sembra per un infarto, forse provocato dal caldo – al suo primo giorno di lavoro in Italia, diventa una brutta vicenda di omissione di soccorso, di lavoro nero, di tentativo di nascondere la verità per il timore “incorrere in ulteriori ripercussioni” da parte dell’azienda, con un surreale pomeriggio in cui il corpo è stato spostato prima in una casa, poi caricato su un’auto e poi in un parcheggio. Un lavoratore fantasma, senza diritti, senza un contratto, appena arrivato in Veneto e subito avvolto dalle spire della illegalità e dello sfruttamento. Qui, oltre ad allungare la lista dei morti sul lavoro, tocchiamo veramente il fondo in termini di rispetto della vita: altro che ordinanze che vietano il lavoro nelle ore più calde, qui siamo allo spregio totale della dignità umana”. Lo dichiara Roberto Toigo, segretario generale Uil Veneto.

