Toigo: “Meno ore di lavoro, più cassa integrazione, meno detrazioni tra i motivi. Bisogna insistere sulla detassazione dei rinnovi contrattuali e creare più produttività”
Lo abbiamo detto spesso, anche nel corso del nostro ultimo congresso, e continueremo a farlo: se non si agisce sulla leva dei salari e delle pensioni, il nostro Paese e la nostra regione non ripartono.
Ce lo conferma l’analisi – compiuta per il terzo anno consecutivo dal CSSE (Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto) – dei redditi delle persone che hanno fatto la dichiarazione dei redditi ai Caf di Uil Veneto e il riepilogo della tassazione Irpef. È una fotografia parziale, certamente. È una fascia di popolazione che si rivolge al sindacato, quindi prevalentemente composta da lavoratori dipendenti e pensionati. Ma l’istantanea che viene fuori mostra un Veneto in sofferenza, con le retribuzioni ferme e un fisco più pesante.
Tra il 2024 e il 2025, il reddito medio dei 55mila utenti storici che si sono rivolti agli sportelli del Caf Uil Veneto è sceso da 25.818 a 25.597 euro: sono 221 euro in meno. Sono solo due le province in cui il reddito è salito, seppur di pochi spiccioli: Treviso (+28 euro) e Verona (+37 euro). A Venezia il calo è contenuto (-40 euro tra 2024 e 2025), poi è una escalation che vede Vicenza segnare addirittura -638 euro in meno in media. Male anche Belluno, con -492 euro.
I redditi più alti si registrano a Padova (27.025 euro di media), quelli più bassi a Rovigo (23.197 euro). Tra gli abitanti delle due province, tra l’altro confinanti, c’è una differenza di oltre 3.800 euro.
Più frastagliata – ma dipende dal passaggio da un’aliquota all’altra – la situazione della tassazione Irpef lorda. A livello regionale, c’è un piccolo aumento della tassazione, 6.210 euro nel 2025 contro i 6.169 del 2024 (+41 euro). Ma le differenze tra province sono notevoli. Calo dell’Irpef a Venezia, Padova, Belluno e Rovigo, aumento invece Treviso, Verona e soprattutto Vicenza, dove da un anno all’altro l’esborso medio sale di 238 euro.
Le combinazioni sono molteplici. A Venezia, per esempio, con un reddito che scende di 40 euro e una Irpef che cala di 12 euro, c’è un differenziale di 28 euro. A Padova, con un reddito che scende di 160 euro e una Irpef che scende di 37 euro, il calo per il contribuente viene attenuato e diventa di 123 euro. A Verona, il piccolo aumento del reddito di 37 euro viene eroso da un aumento della tassazione di 22 euro: in tasca al contribuente rimangono 15 euro. La situazione peggiore si verifica a Vicenza: calo del reddito di 638 euro, aumento dell’Irpef di 238: per il lavoratore si tratta di un saldo negativo, da un anno all’altro, di 876 euro.
Se a questo aggiungiamo l’inflazione (+1,7%, secondo l’Istat, nel 2025), il potere d’acquisto crolla.
“Abbiamo provato – spiega il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toigo – a interrogare le persone che si sono rivolte a noi, per capire le cause di questa situazione. Le risposte sono preoccupanti: ci sono stati meno straordinari e più cassa integrazione, a causa della stagnazione industriale in cui versa l’economia, fortemente condizionata dai conflitti internazionali, dalle politiche doganali, da un risveglio dell’inflazione causato dall’aumento dei prezzi.
Ci sono state meno detrazioni: non è certamente ipotizzabile che un contribuente possa ottenere per più anni consecutivi bonus per ristrutturazioni, bonus per l’acquisto di elettrodomestici in classe energetica migliore, ecc. Ma calano purtroppo anche le detrazioni per spese mediche: se il servizio sanitario nazionale non riesce a soddisfare tutte le richieste, si rinuncia ad una prestazione piuttosto che affidarsi al privato”.
La fotografia è quindi quella di un Veneto – ma crediamo che questa dinamica non sia dissimile in altri territori – in un limbo di incertezza.
“Non esiste una ricetta, una soluzione assoluta che risolve tutti i problemi”, aggiunge Toigo. “Non è certo il Veneto, o l’Italia da sola, a poter fare cessare i conflitti o risolvere la questione dei dazi. L’Europa deve assolutamente pesare di più sullo scacchiere internazionale e difendere i propri Stati. Deve adottare politiche che valorizzino la nostra industria e le nostre eccellenze, invece che danneggiarle, come avviene per l’automotive. Le nostre aziende, dal canto loro, devono crescere, aggregarsi, per essere competitive e aumentare la produttività. Solo in questo modo possono aumentare i salari. Così come è necessaria una rivalutazione delle pensioni. Al momento sembra che l’unica cosa che possa migliorare questa drammatica situazione sia il risultato portato a casa con il governo sulla detassazione degli aumenti contrattuali. Risultato che misureremo con la prossima dichiarazione dei redditi.
E infine, non si può e non si deve infierire – come meritoriamente sta facendo la Regione Veneto – con nuove tasse: ancora una volta, apprezziamo lo sforzo del presidente Stefani di non applicare una addizionale Irpef. Sarebbe un colpo decisivo che metterebbe in ginocchio lavoratori e pensionati”.


