“Un Veneto più lento” è lo slogan del 2° Congresso Uil Veneto che si tiene mercoledì 27 e giovedì 28 maggio 2026

“Un Veneto più lento” è lo slogan scelto dalla Uil Veneto per il suo secondo congresso regionale (il conto reale arriva a 12, ma è il secondo svolto con una struttura completamente regionalizzata). Oggi l’auditorium dell’M9 ha ospitato la prima giornata di lavori, arricchita dalla presenza del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, dell’appena eletto sindaco di Venezia Simone Venturini, dei rappresentanti di tutte le associazioni sindacali e datoriali della Regione. Presente il segretario generale Uil PierPaolo Bombardieri

“Il titolo può sembrare provocatorio – ha scandito nella sua relazione il segretario generale uscente di Uil Veneto Roberto Toìgo – ma è maturato nel tempo. Il prossimo mandato si preannuncia complesso: uno scenario internazionale instabile, un cambiamento demografico sempre più evidente. Il Veneto sembra entrato in una fase di maturità stagnante, in cui le imprese consolidano l’esistente ma investono meno sul ricambio generazionale e sull’innovazione occupazionale. È un segnale che va letto anche alla luce del rallentamento economico europeo e della crisi di alcuni settori chiave del manifatturiero regionale. Quale azienda, quale imprenditore, può trovare in questa fase il coraggio di investire, di assumere, di produrre? L’incertezza è tale da rendere preferibili altre scelte: aspettare, conservare, muoversi con prudenza. O addirittura arrendersi, decidere di vendere ad un Fondo o ad aziende estere, con il rischio che poi una storia imprenditoriale lasci spazio solo alla logica del lucro”.

Esaminati i fondamentali dell’economia e la situazione politica, Toìgo ha fatto a Cgil e Cisl Veneto una proposta: “Creiamo assieme una piattaforma unitaria per il Veneto, sui temi che ci accomunano. Facciamola validare ai nostri rispettivi organismi e, sulla base di quella, andiamo a discutere con la Regione e con le altre parti. In ordine sparso, non porteremo mai alcun risultato. Uniti, possiamo farcela”. Spazio ai temi della precarietà, delle politiche di genere, della cura del territorio, dei giovani. “In Veneto pensiamo sia necessario un contratto integrativo di secondo livello regionale, creando un rapporto vero tra parti, lavoratori e imprese, che sarebbe anche un ottimo strumento per incentivare i nostri giovani a restare qui”.

E poi, declinate le motivazioni che hanno portato alla scelta dei quattro verbi che accompagnano lo slogan – immaginare, lavorare, ascoltare, curare – il messaggio per i prossimi anni: “Un Veneto più lento non è un Veneto che rallenta, che si arrende, che si adagia. Vuol dire agire in un modo più preciso, fare le cose in modo efficiente, sicuro, ragionato e quindi più produttivo. Stiamo vivendo in un’epoca che definirà un nuovo mondo, per ora caratterizzato dal disordine e dall’incertezza. Dobbiamo ritrovare un valore nell’incertezza, senza mettere a repentaglio la cosa più importante che abbiamo, la vita. L’impegno per la sicurezza sul lavoro continuerà ad essere l’asse portante dell’azione sindacale della Uil Veneto. Non siamo degli incoscienti che guardano al domani con un immotivato ottimismo o animati di belle quanto irrealizzabili speranze. Occorre ridurre l’insicurezza materiale che alimenta il risentimento; rafforzare i legami di prossimità, le reti di sostegno, i luoghi di comunità; educare alla complessità e alla cittadinanza, in particolare i giovani, a distinguere tra dissenso e ostilità; ricostruire fiducia istituzionale attraverso credibilità, trasparenza e capacità di dare risposte visibili. Sono le tessere del mosaico che è stato scelto come logo del congresso, in cui ognuna è importante per il disegno complessivo: quello di un Veneto in cui nessuno resta indietro. Tutti assieme, un pezzettino ciascuno, possiamo farcela, possiamo realizzarlo”. A margine del Congresso della Uil Veneto è intervenuto anche il segretario generale PierPaolo Bombardieri:
“Abbiamo più morti sul lavoro che uccisi dalla mafia. E in molti casi, quando i dispositivi di protezione vengono manomessi affinché non si fermino le macchine, non si tratta di incidente, ma di omicidio. Ecco perché insistiamo nel chiedere l’istituzione sia del reato di omicidio sul lavoro sia di una procura speciale che possa indagare per dare giustizia alle famiglie che hanno subito questi terribili lutti. Servono, inoltre – ha proseguito Bombardieri – più investimenti, più prevenzione, più formazione, coinvolgendo gli enti bilaterali, e bisogna intervenire sulla catena degli appalti a cascata e sulle gare al massimo ribasso. Noi, dunque, continueremo nella nostra battaglia ‘zero morti sul lavoro’”.