Studio sull’Irpef: il Veneto contribuisce da solo per il 9% al gettito nazionale

“Pochi mesi fa – dichiara Roberto Toigo, segretario generale di Uil Veneto abbiamo commissionato al Centro Studi Sociali ed Economici del Veneto un’analisti sulle 60mila dichiarazioni dei redditi effettuate agli sportelli del nostro CAF. È emerso che è salito il reddito medio dei veneti, è salita la tassazione, ma nel 2024 il saldo è positivo. Tra il 2022 e il 2023 il reddito medio era aumentato del 4,43%, ma inflazione e tassazione ne avevano annullato i benefici, con i veneti paradossalmente più poveri. Quest’anno, l’intervento del governo sul cuneo fiscale e la riforma degli scaglioni Irpef hanno dato i loro frutti. Erano misure che la Uil chiedeva da tempo, c’era stato pure uno sciopero generale con il governo Draghi. Abbiamo sostenuto questa richiesta anche con il governo Meloni, riconoscendo la bontà dell’intervento. È vero che si tratta di una misura prevista per soli cinque anni, ma ci auguriamo che possa diventare strutturale”.

Il conto è presto fatto: nelle tasche dei contribuenti è rimasto un 4,2% in più (calcolando la differenza percentuale tra l’aumento del reddito di 1190 euro e quello dell’Irpef di 117 euro), assumendo che detrazioni e deduzioni fiscali rimangano pressocché invariate. Un piccolo segnale, ma importante. “Adesso il taglio previsto dalla manovra di bilancio impatterà, secondo stime, su 890mila veneti: un piccolo segnale, ma importante. Ci auguriamo che non si traduca in meno risorse a Comuni e Regione, i quali saranno costretti ad aumentare le loro tasse, in quel caso. Il principio deve essere meno tasse a chi le paga e più fermezza con chi non lo fa”.

Lo studio della Uil Veneto aggiunge però un altro tassello sulla questione fiscale.

“Il Veneto, da solo – conferma Toigo – contribuisce per oltre il 9% al gettito Irpef nazionale. Un dato significativo, soprattutto se confrontato con i dati – ricavati dal MEF e dall’Agenzia delle Entrate – delle altre regioni.

“Il gettito del Veneto è il quarto d’Italia (dopo Lombardia, Lazio – in alto perché molte ragioni sociali sono registrate a Roma – ed Emilia Romagna) ed è pari alla somma di quello delle regioni del Centro o del Sud messe assieme.

In termini assoluti si tratta di 18, 6 miliardi di euro su 207 miliardi complessivi nel Paese (dati del 2024 rispetto ai versamenti 2023). Su una popolazione di 4.850.000 abitanti, con un numero potenziale di contribuenti di 3.766.000 persone e con circa 3.000.000 di versanti, il pro-capite per contribuente è di 6.056 euro (un po’ inferiore alla media nazionale, che è di 6.176 euro).

“Emerge – conclude Toigo – come il Veneto sia una delle tre locomotive d’Italia. Il suo tessuto produttivo è fatto per oltre il 94% da piccole e piccolissime imprese. In uno scenario in cui gli squilibri geopolitici e l’uso sempre più massiccio dell’Intelligenza Artificiale rendono cupo il futuro, c’è da aggiungere che il Veneto – così come l’Italia – non produce prodotti finiti (dalle materie prime al risultato finale), ma pezzi della filiera. E’ un tessuto dunque fragile e vulnerabile, che va sostenuto con formazione, innovazione, deburocratizzazione”.