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Mose, bisogna pensare ai lavoratori

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Il Governo ha depositato un emendamento riguardo la gestione del “Sistema Mose” nell’ambito del Decreto “Sblocca-cantieri”. Un emendamento che delinea la sua futura gestione:

  • l’istituzione di un commissario straordinario per il completamento degli interventi, il loro collaudo e l’avvio dell’opera;
  • la creazione di una “struttura pubblica” per la sua futura gestione e manutenzione con la presenza degli enti locali;
  • come richiesto dal Comune di Venezia e dalla Regione del Veneto, gli oneri per la gestione saranno a carico dello Stato.

"Tuttavia - dichiarano in una nota le segreterie di CGIL CISL e UIL Venezia - questa discussione e azione politica in atto sul futuro della città e della sua laguna, non tiene in considerazione la questione relativa al lavoro e all'occupazione. Esprimiamo la nostra forte preoccupazione riguardo il futuro occupazionale di quasi 250 lavoratori (Consorzio Venezia Nuova, Comar e Thetis), mai coinvolto dagli scandali, che da anni lavorano non solo per il Mose, ma anche per la salvaguardia di Venezia della sua laguna, per il recupero ambientale, sociale ed economico della città. A questo fine è necessario che il testo dell’emendamento sia integrato con l’aggiunta di un punto specifico che riguardi le garanzie occupazionali e professionali da mettere al servizio del futuro di Venezia, del sistema lagunare e di tutte le persone che vivono e operano in questa particolare e fragile realtà Questo è l’appello che rivolgiamo a tutte le forze politiche presenti in parlamento, a partire dai parlamentari eletti in Veneto, forti anche del fatto che gli enti locali coinvolti, trasversalmente e in più riprese, si sono espressi a difesa del mantenimento occupazionale e delle professionalità presenti, anche con specifiche mozioni e interrogazioni. Da parte nostra metteremo in campo, a tutti i livelli, le iniziative necessarie per fare in modo che un tema così delicato come il futuro dei lavoratori trovi la necessaria attenzione, e formale spazio, dentro i provvedimenti indicati".

 

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Tav e infrastrutture vanno fatte

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«I trucchetti sulle parole, i cavilli legali e procedurali non ci interessano: la TAV va fatta per agganciare l’Italia all’Europa e per creare posti di lavoro».

Cgil, Cisl e Uil del Veneto si schierano a fianco delle categorie degli edili, che hanno indetto una manifestazione nazionale per domani, venerdì 15 marzo, per rivendicare una strategia di rilancio degli investimenti per le grandi e piccole opere necessarie alla nostra regione e al paese.

«Con le risorse già stanziate – spiegano Christian Ferrari, Gianfranco Refosco e Gerardo Colamarco, segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Veneto – potrebbero essere attivati circa 400 mila posti di lavoro: basterebbe rilanciare i cantieri fermi o in procinto di partire per generare occupazione in tutto il paese. È un “delitto economico” non utilizzare le risorse già disponibili: più tempo si perde e più lenta sarà la reazione della nostra economia, che presenta preoccupanti segnali recessivi e tassi di crescita tra gli ultimi dell’Eurozona. Aver ancora una volta rimandato una scelta definitiva sulla TAV ci dà l’impressione che l’obiettivo del Governo sia quello di non assumersi le proprie responsabilità, privilegiando così gli aspetti elettorali su quelli delle scelte strategiche per lo sviluppo».

Non basta, secondo i sindacati, la timida apertura del ministero delle Infrastrutture Danilo Toninelli, in visita qualche giorno fa a Valeggio sul Mincio, in merito alla tratta della TAV Brescia-Verona. Va anzi sottolineata la necessità che il progetto della TAV comprenda anche l'attraversamento del Veneto e il collegamento con i paesi dell'Europa Orientale, indispensabile per supportare logisticamente la mobilità di persone e merci anche da e per il nostro territorio.

«Più che analisi costi/benefici ciò che manca davvero è una visione e una strategia di sviluppo chiara e compiuta. Ed è grave – sottolineano i tre segretari - che questo governo non discuta preventivamente con le parti sociali, che rappresentano il lavoro e il tessuto produttivo del nostro paese. La sostanza vera è che, per colpa di una visione miope, si rischia di infliggere ulteriori danni all’occupazione, in un settore che ha già perso oltre 500 mila posti di lavoro negli ultimi dieci anni, penalizzando le imprese e tutta la filiera delle costruzioni».

L’invito di Cgil, Cisl e Uil del Veneto è che tutte le parti sociali ed istituzionali del Veneto si esprimano in modo chiaro ed inequivocabile per il superamento di ogni resistenza e il proseguimento dei lavori senza intralci: «senza rilanciare gli investimenti pubblici e senza trainare e orientare quelli privati con adeguate scelte di politica industriale – preservando ciò che funziona del Codice degli appalti, a partire dal limite al subappalto, dal rispetto del contratto collettivo, dall’introduzione della congruità contro ogni forma di lavoro nero ed irregolare – non si aiuta la crescita né tanto meno si contrasta la recessione».

 

 

 

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