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Ok decreto, ma servono correzioni

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«Aspettiamo di leggere meglio i testi, ma noi non saremo mai contro reddito di cittadinanza e quota 100 per le parti che si riferiscono alla possibilità di aiutare i poveri e fare in modo che si possa andare in pensione prima». Così Gerardo Colamarco, segretario generale della UIL Veneto, sulla scia della posizione espressa dal segretario nazionale Carmelo Barbagallo al Consiglio Confederale di Roma. «Noi non siamo opposizione politica, siamo parti sociali, siamo il sindacato e vogliamo discutere con il Governo di tutto ciò che serve non solo per cercare il lavoro, ma per creare il lavoro». Per la UIL c´è però da affrontare la questione fiscale. A parità di reddito, lavoratori dipendenti e autonomi devono pagare le stesse tasse. Sarebbe incostituzionale fare il contrario. I sindacati hanno chiesto un incontro al Governo. «Ci auguriamo - conclude Colamarco - che la convocazione arrivi in tempi brevi. Altrimenti è già in programma una grande manifestazione unitaria a Roma, il prossimo 9 febbraio, alla quale UIL Veneto sarà presente con centinaia di delegati».

 

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Quota 100, vantaggi e criticità

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«Dalle elaborazioni su scala nazionale fatte dalla UIL – spiega Gerardo Colamarco, segretario generale di UIL Veneto – emergono vantaggi e criticità sulla cosiddetta “Quota 100”: è un’utile soluzione per i lavoratori del Nord e del settore pubblico, ma è meno efficace in quelle aree dove difficilmente si raggiungono i 38 anni di contribuzione ed è del tutto insufficiente per le donne». 
Per quanto concerne “opzione donna”, la proroga sembra incompleta: non è presente, infatti, nessuna specifica inerente la maturazione dei 35 anni di contributi. Pesa gravemente, poi, l'assenza di misure che valorizzino ai fini previdenziali il lavoro di cura e la maternità.

«Non ci piace – aggiunge Colamarco - il sistema delle finestre mobili: è un artificio appositamente istituito per non dover cambiare il titolo alla manovra che, di fatto, diventa quota 100 e 6 mesi per i privati e 101 per il pubblico. Settore pubblico che è, inoltre, pesantemente penalizzato anche dal pagamento differito del TFS, una nuova ingiustizia per i dipendenti del settore i quali percepiranno, la liquidazione anche dopo 7 anni dal pensionamento. Positivo, invece, lo sganciamento dall'aspettativa di vita per la pensione anticipata dei precoci e la proroga di ape sociale. Ma l'assenza di una quota 41 per tutti è una scelta ingiusta e sbagliata che penalizzerà tanti lavoratori. E comunque nessuna di queste misure sta provocando l’annunciato superamento della Legge Fornero».

Queste misure si uniscono all’ingiusto blocco della rivalutazione delle pensioni approvato con la legge di bilancio. 
«Dal 2011 ad oggi, l’indicizzazione delle pensioni è stata bloccata con due differenti interventi e una proroga, che hanno modificato, in via temporanea, la normativa con la quale annualmente si rivalutano le pensioni, in relazione all’aumento dell’inflazione. Per una pensione che nel 2011 era pari a 1.500 euro lorde mensili, tra le 3 e le 4 volte il trattamento minimo, la perdita è ad oggi pari a oltre 1.000 euro annui. Perdita del 5,32%, che agirà per sempre sul trattamento del pensionato».

 

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